Due rinvii per cominciare a fissare le basi per una strategia politica che miri ad individuare i ceti sociali più facilmente coinvolgibili e gli strumenti per coinvolgeri. Avere un buon programma è necessario ma, come abbiamo visto, non è sufficiente. Bisogna capire a chi va rivolto, chi ti può aiutare o capire e chi, invece, è irrimediabilmente contrario.

Lucidamente pessimista, come sempre, Mario Seminerio osserva che “pensare che il taglio dei costi della politica, in sé, possa essere sufficiente a modificare il destino dell’economia nazionale” è “un tragico equivoco” e aggiunge che “le cifre in gioco sono infatti risibili, da qualsiasi angolo visuale le si guardi. Potrebbero diventare grandezze importanti solo considerando quella che appare come la “naturale” proiezione della generale categoria dei “costi della politica”: i fenomeni corruttivi e di “privatizzazione” impropria della cosa pubblica, cioè l’estrazione di benefici privati dalla gestione della cosa pubblica”

Ma è proprio questo il punto cruciale: la nuova classe dominante utilizz, in maniera impropria, la spesa pubblica su due lati: da un lato per crearsi consneso, dall’altro per arricchirsi. E se questo è corretto, da quii bisogna cercare di partire per disarticolare il blocco dominante. Con l’avvertenza che se in Italia da oltre centocinauqnta anni manca un partito liberale ed una rivoluzione liberale, una ragione c’è. E che volerla fare è una strada tutta in salita. Con poche speranze di successo.

Comunque vale la pena di provare. E si prova cominciando ad analizzare quello che gli scarsi risultati elettorali mettono a nostra disposizione. Primi, scarni, spunti vengono da Ludovico Pizzati su nFA. Con ogni probabilità bisognerebbe aggiungere altre variabili alla sua analisi, a cominciare dall’andamento dell’astensione e del voto bianco o nullo. Una delle scommesse perdute da Fare, ed anche da Monti, è stata quella che bastasse riferirsi alla società civile, qualunque cosa una simile vaga definizione coprisse, per riuscire ad occupare un nuovo spazio politico.

Perché l’operazione non è riuscita? E’ solo questione di comunicazione e di visbilità o qualcosa era sbagliato nella proposta?

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