Fare politica vuol dire avere una idea di dove si è, sapere dove si vuole andare, elaborare un percorso per raggiungere la meta e selezionare le persone cui affidare il compito di gestire il processo e raccogliere persone e mezzi che concordino con quegli obiettivi e quei mezzi. E sappiano adeguare obiettivi e mezzi al mutevole variare della situazione

Quello che unisce tutti noi che ci siamo imbarcati o che ci stiamo imbarcando sulla sgangherata ma affascinante nave di Fare è la condivisione delle cose da Fare, i dieci punti che mi hanno sedotto un giorno ormai lontano del luglio dello scorso anno.

La vicenda elettorale ed il suo seguito mi hanno bruscamente ricordato che le idee camminano sulle gambe degli uomini e gli uomini non sono solo esseri razionali. E spesso e volentieri, lo dimostrano anche le vicende di Fare, le passioni degli uomini riescono a bloccare o frenare i loro sforzi razionali.

La stessa osservazioni mi vengono in mente quando scorro, velocemente e faticosamente, i dibatti sul forum dove i personalismi si sprecano e le passioni spesso prevalgono sui ragionamenti. E alle stesse riflessioni mi sono venute in mente l’altro giorno ascoltando alcuni interventi decisamente centrati su problemi personali piuttosto che politici.
E’ vero che la politica cammina sulle gambe dei politici ma, per favore, non cadiamo nel gioco della vecchia politica, dei personalismi e dei dibatti centrati sulle persone. Abbiamo un obiettivo comune: fermare il declino.

E credo che tutti si sappia che per fermare il declino in Italia è necessario cambiare la classe dirigente. Ma cambiare una classe dirigente a me sembra molto simile al fare una rivoluzione.

Per questo non  polemizziamo sulle persone, evitiamo i personalismi e le polemiche personali e scegliamo il presidente più inclusivo fra quelli che hanno avuto il fegato di candidarsi. E poi più che di un presidente abbiamo bisogno di una squadra, motivata e coesa. Confesso che non mi sono soffermato troppo sui poteri che lo statuto riserva al presidente e quelli che spettano invece alla direzione. Ritengo indispensabile che, pur con una buona visibilità mediatica del presidente, indispensabile nella nostra epoca, il grosso delle competenze spettino alla direzione. Non voglio far parte di un altro parito con un padrone. Ma non voglio neppure un partito dove i personalismi ed i giochi di corrente paralizzino la capacità operativa.

A me sembra che se gli obiettivi sono chiari a tutti e condivisi, ed in un partito che sta nasscendo su di un programma come questo dovrebbe essere così anche se tanti temi su cui inevitabilmente dovremo prendere posizione e agire sono rimasti fuori equi è molto probabile che esistano differenze, anche grandi, fra di noi. Bisogna esserne consapevoli e preparati a mediare.

Ci attende una bella sfida, che necessita di tanta disponibilità, di tanto tempo libero, tanta diplomazie e, nello stesso tempo, tanta fermezza. E soprattutto, una capacità organizzativa e di coordinamento non comune. Creare dal nulla un partito che abbia ambizioni di governo nell’era di Internet è una sfida nuova che richiede competenze e strade nuove, da scoprire nel tempo con intelligenza, originalità e flessibilità.

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