Sarò arrabbiato per i fatti miei, ma mi è bastata una rapida scorsa alla mail appena arrivatami dalla Corte dei Conti per sentirmi salire la pressione.

Ragioniamo con calma. La legge impone alla Corte dei Conti di relazionare tre volte all’anno “sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relative alle leggi pubblicate” nel quadrimestre precedente. Oggi relaziona sulle leggi approvate fra settembre e dicembre del 2012, fra cui alcune decisamente importanti come la legge n. 221 (la terza ddefinita di sviluppo emanata nel corso del 2012 dal Governo Monti) e la cosidetta legge di stabilità.

Questi alcuni estratti dalla breve sintesi del pensiero della Corte dal comunicato stampa emesso

In generale “Il frequente rinvio a provvedimenti secondari di attuazione; continue variazioni di leggi anche recenti, con riflessi sull’attendibilità delle stime circa gli effetti finanziari recati dalle norme; approvazione di emendamenti privi della relazione tecnica o per i quali la relazione tecnica risulta essere stata vistata negativamente dal Ministero dell’economia; utilizzazione a fini di copertura di cespiti, come i proventi dei giochi e le accise sugli idrocarburi, il cui gettito è calante e le cui stime appaiono per conseguenza non affidabili; impiego in modo improprio di fondi di tesoreria per coprire oneri di bilancio“.

In merito alla legge n. 233 (di sviluppo) rileva “che essa costituisce un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo. Le norme di carattere fiscale non recano tetti massimi alle minori entrate da esse generate e risultano prive di clausole di salvaguardia (per fronteggiare un minor gettito più marcato rispetto alle stime); generalmente, nelle relative valutazioni d’impatto, si trascura di considerare l’effetto della singola agevolazione sugli andamenti di settori correlati

Sulla legge di stabilità riscontra, sul piano ordinamentale, che “la legge viene svuotata della sua componente fondamentale: essa non realizza la “manovra”, collocata o anticipata com’è nei decreti-legge, ma finisce con lo svolgere o un ruolo attuativo di decisioni già prese o meramente distributivo di risorse raccolte. Inoltre essa risulta calibrata essenzialmente sul primo anno, senza un respiro pluriennale; l’estrema eterogeneità dei suoi contenuti (articolati in 561 commi di un unico articolo) non si pone in linea con le prescrizioni della legge di contabilità, che ne prevede un contenuto snello e di manovra. Quanto alle disposizioni di carattere fiscale, il profilo della quantificazione degli oneri è decisamente da migliorare, soprattutto per gli aspetti tributari. Nel merito vengono evidenziati alcuni profili problematici in riferimento a talune normative di maggior rilievo: si segnala in particolare la valutazione della tassa sulle transazioni finanziarie (cd. Tobin tax), le cui previsioni di gettito sembrano ottimistiche.

Non male, vero, come giudizio sul livello dell’alta dirigenza pubblica, che tali leggi scrivono, e sui parlamentari che le approvano?

Se non ne avete abbastanza, questo è il testo completo della delibera della Corte dei Conti

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