Il turno elettorale di fine maggio non ha suscitato particolare attenzione, neppure per me.

Ma, come a fine febbraio, quello che mi stupisce di più l’incapacità di tutti di leggere quello che veramente sta succedendo. Sta crollando la partecipazione del paese alla vita politica che è, volente o nolente, la sua vita.

Commentatori e politici sono tutti interessati a vedere e valutare quello che c’è, i voti espressi, e non si accorgono di quello che non c’è, i voti negati.

Già a febbraio pochi avevano rilevato il fenomeno importante, la crescita dell’astensione, abbagliati da quello che veniva addditato come un fenomeno epocale, il successo del Movimento 5 stelle. Stesso copione oggi: grandi titoli sul crollo del M5S, sul recupero del PD, ecc…

Epppure a me sembra tutto molto semplice: il paese non si riconosce nell’offerta politica (o nella classe politica?). A febbraio una parte aveva convogliato la sua protesta su Grillo. Tre mesi sono bastati a far capire che è solo un bravo comico. E chi lo aveva votato a febbraio si è aggiunto ai tanti che già allora si erano messi alla finestra a guardare.
E la cosa interessante di questa crescita dell’astensionismo è che avviene in un momento in cui l’offerta politica si moltiplica, come testimonia il fiorire delle liste civiche, più o meno folcloristiche (si veda, a mò di esempio, il caso dei diciannove candidati sindaci di Roma). Sono, a mio parere, il segno di una insoddisfazione che non riesce a trovare espressione e che non riesce a convincere.

Come a dire che almeno una parte del paese sta cercando e chiedendo qualche cosa che nessuno è in grado di offrire. Non so se le analisi dei flussi elettorali confermeranno il passaggio dal voto a Grillo all’astensione, ma a me pare la cosa più probabile. E, se è così, vuol dire che non siamo in presenza di un astensionismo consolidato, di disinteresse completo per il destino comune, ma semplicemente che l’offerta, pur ampiamente variegata (Roma docet), non riesce ad intercettare la domanda.

Ed allora, almeno per noi, il problema è semplice: la nostra offerta è in grado di intercettare quella domanda? Si ci siamo è perché siamo convinti che la risposta sia positiva. E allora si pone la seconda: cosa dobbiamo fare per farci conoscere e capire? Non è facile, ma mi pare che, per ora, ci siamo concentrati troppo su di noi. E’ ora di uscire di casa.

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