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Tanto da meritare un post e non il solito appunto nella pagina “Che succede … “

Da un post che riporta una intervista un povero iscritto come me apprende che si è consumata l’ennesima rottura, e mi sa anche questa a livello personale. Probabilmente è una pietra tombale.

Pazienza. Chi se ne va rilancia qui. A mio giudizio hanno ragione. Da maggio Fare è stato inesistente. Eppure con Internet essere presenti costa proprio poco. E’ più istruttivo, interessante, utile seguire Giannino su Chicago Blog che non il nostro sito istituzionale. Secondo me era inevitabile, ragionando un attimo su Bordin ed i suoi interessi. Ma i miei colleghi hanno deciso altrimenti e ci siamo adeguati, con sempre maggior scetticismo.

E pensare che c’è sempre più spazio politico. Staremo a vedere.

Qualche notizia in più, con altri rinvii, la trovate qui. Se avete tempo, da lì navigate su tutta una serie di notizi riguardo a quanto si agita nel piccolo mondo liberale italiano. Ben difficile che ne esca qualche cosa di buono.

Come ho già avuto occasione di notare, l’unico vero, grosso problema che ci sta di fronte, e che non verrà affrontato, è quello della riforma della legge elettorale. e, anche questo già detto, il meccanismo adottato da Fare per le elezioni interne per il Congresso 2013 a me è piaciuto.

Una fila di rinvii per tenere sottocontrollo i risultati ed i commenti che hanno suscitato.

I risultati delle elezioni – analisi e una spiegazione del sistema elettorale” è il posto per così dire ufficiale. I coomenti si concentrano sul voto singolo trasferibile, il sistema utilizzato per gli organi collegiali, indubbiamente più complesso e di minor facilità di comprensione. La mia curiosità era quella di valutarne la capacità di garantire assieme governabilità e rappresentanza e mi pare che vi sia riuscito: pur in presenza di una notevole prevalenza di Bordin, se non ho capito male circa il 60% rispetto al 40% di Italia, mi pare che la minoranza sia uscita sufficientemente rappresentata.

Le statistiche dei voti“. Forse un pò bulgaro il comportamento degli eletti per Boldrin in Direzione Nazionale, con quella sequenza quasi infinita di secondo scelte, per fortuna non in ordine uguale, ma la minoranza ha avuto la sua quota. Certo nessuno delegato ha votato per candaidati dell’altra lista, ma forse non si poteva. Comunque la minoranza ha avuto la sua rappresentanza. Che era la cosa importante.

Il dettaglio dei risultati delle singole votazioni, collegio per collegio, in un foglio elettronico di Brusco. Non ci sono commenti teorici.

Continua a sfuggirmi perché nessuno avvii un dibattito serio sul sistema di voto utilizzato. Come sempre i commenti sono molto spesso inutilmente polemici e non aiutano ad una eleborazione che sarebbe utilissima in questa fase politica. Anche se per la verità inutile. Il premio di maggioranza del porcellum fa troppa gola a tutti. E non hanno ancora imparato che la gatto troppo ingolosita dal lardo finisce per lasciarci lo zampino. Bersani docet, ma secondo me non basta. Questa classe dirigente non ha nessuna capacità di elaborazione strategica al di là del proprio interesse immediato. E ne abbiamo pagato, ne paghiamo e ne pagheremo le conseguenza. Ma ce le siamo meritate. Nessuno ci obbliga a votarli.

Non ho avuto il coraggio di rendere effettivamente pubbliche le mie preoccupazione, l’altro giorno, postandole sul forum come avevo pensato in un primo momento. E credo di non essere riuscito a farmi capire.

Più tardi lo rileggerò con calma, ma ho avuto proprio l’impressione che la lettera aperta di Bordin a Giannino sia la spia del rischio che i contrasti fra le persone mettano in ombra le cose da fare.

Ripeto: vogliamo dibattiti sulle cose, non sulle persone. E se anche è vero che le idee camminano sulle gambe delle persone, abbiamo bisogno di persone che sappiano vedere le cose al di là delle persone. Altrimenti non si va da nessuna parte. Non chiedetemi di schierarmi in una discussione fra prime donne: vogliamo fare ciò che ci diciamo da oramai quasi dieci mesi. Ne abbiamo bisogno tutti, soprattutto quelli che neppure sanno che esistiamo

Fare politica vuol dire avere una idea di dove si è, sapere dove si vuole andare, elaborare un percorso per raggiungere la meta e selezionare le persone cui affidare il compito di gestire il processo e raccogliere persone e mezzi che concordino con quegli obiettivi e quei mezzi. E sappiano adeguare obiettivi e mezzi al mutevole variare della situazione

Quello che unisce tutti noi che ci siamo imbarcati o che ci stiamo imbarcando sulla sgangherata ma affascinante nave di Fare è la condivisione delle cose da Fare, i dieci punti che mi hanno sedotto un giorno ormai lontano del luglio dello scorso anno.

La vicenda elettorale ed il suo seguito mi hanno bruscamente ricordato che le idee camminano sulle gambe degli uomini e gli uomini non sono solo esseri razionali. E spesso e volentieri, lo dimostrano anche le vicende di Fare, le passioni degli uomini riescono a bloccare o frenare i loro sforzi razionali.

La stessa osservazioni mi vengono in mente quando scorro, velocemente e faticosamente, i dibatti sul forum dove i personalismi si sprecano e le passioni spesso prevalgono sui ragionamenti. E alle stesse riflessioni mi sono venute in mente l’altro giorno ascoltando alcuni interventi decisamente centrati su problemi personali piuttosto che politici.
E’ vero che la politica cammina sulle gambe dei politici ma, per favore, non cadiamo nel gioco della vecchia politica, dei personalismi e dei dibatti centrati sulle persone. Abbiamo un obiettivo comune: fermare il declino.

E credo che tutti si sappia che per fermare il declino in Italia è necessario cambiare la classe dirigente. Ma cambiare una classe dirigente a me sembra molto simile al fare una rivoluzione.

Per questo non  polemizziamo sulle persone, evitiamo i personalismi e le polemiche personali e scegliamo il presidente più inclusivo fra quelli che hanno avuto il fegato di candidarsi. E poi più che di un presidente abbiamo bisogno di una squadra, motivata e coesa. Confesso che non mi sono soffermato troppo sui poteri che lo statuto riserva al presidente e quelli che spettano invece alla direzione. Ritengo indispensabile che, pur con una buona visibilità mediatica del presidente, indispensabile nella nostra epoca, il grosso delle competenze spettino alla direzione. Non voglio far parte di un altro parito con un padrone. Ma non voglio neppure un partito dove i personalismi ed i giochi di corrente paralizzino la capacità operativa.

A me sembra che se gli obiettivi sono chiari a tutti e condivisi, ed in un partito che sta nasscendo su di un programma come questo dovrebbe essere così anche se tanti temi su cui inevitabilmente dovremo prendere posizione e agire sono rimasti fuori equi è molto probabile che esistano differenze, anche grandi, fra di noi. Bisogna esserne consapevoli e preparati a mediare.

Ci attende una bella sfida, che necessita di tanta disponibilità, di tanto tempo libero, tanta diplomazie e, nello stesso tempo, tanta fermezza. E soprattutto, una capacità organizzativa e di coordinamento non comune. Creare dal nulla un partito che abbia ambizioni di governo nell’era di Internet è una sfida nuova che richiede competenze e strade nuove, da scoprire nel tempo con intelligenza, originalità e flessibilità.

Perchè il vecchio ha fallito e perché il nuovo che avanza non ha tutte le rotelle a posto. O, meglio, quello che dice di essere il nuovo e che, a volte, puzza in maniera insopportabile di vecchio, ma di molto vecchio.

Leggere, per credere, questa citazione ““Mi hanno proposto un’ alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito politico. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l’ intero popolo, un popolo nuovo… “.

Non è Grillo durante l’ultima campagna elettorale, è Hitler nel 1932.

Ecco perché abbiamo bisogno di gente nuova, che utilizzi gli strumenti nuovi, senza buttare via i vecchi strumenti di partecipazione politica come il partito, ma che li rivitalizzi e li riempia di contenuti intelligenti ed adeguati. Il programma di Fare era il migliore alle ultime politiche, il personale, nonostante tutto, probabilmente anche, ma la struttura inesistente. Quella da creare adesso.

Una più precisa conoscenza dei fatti che stanno dividendo Fare per fermare il declino mi porta ad approfondire il tema delle persone e della loro selezione, che avevo già sfiorato l’altro giorno.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la lettera aperta di Boldrin che, se non ho capito male, è stata all’origine di tutto. Sostanzialmente dice: “visto il risultato deludente ho chiesto alla direzione nazionale di dimettersi. Visto che non lo hanno fatto, lo chiedo pubblicamente”.

Può anche essere che sul piano sostanziale abbia ragione, ma su quello formale non capisco. Se Fare è un partito, forse minuscolo, forse insignificante, forse gestito da incapaci che non hanno saputo andare al di là dell’1%, ha delle regole e a quelle regole tutti devono rispetto. Altrimenti non si capisce dove siamo.

Ed in effetti il comunicato dei fondatori che dividono Fare da Ali, almeno per me è del tutto incomprensibile. Io a che cosa mi sono iscritto? I soldi che li gestisce? La cosa più ragionevole che ho visto fare è stato il rinvio, nel comunicato con cui la direzione si dimette, allo statuto della associazione non riconosciuta Lista Fermare il declino. Posso immaginare che lo statuto sia stato redatto piuttosto di fretta in vista delle elezioni e non ho la minima idea di chi lo abbia scritto, chi approvato e via seguitando.

La vita mi ha insegnato che solo le regole condivise e correttamente seguite aiutano a superare i momenti difficili. E l’impressione è che siano sopratutto le regole condivise che manchino a Fermare il declino. Non si spiegherebbe altrimenti perché Bordin possa chiedere e, di fatto, ottenere le dimissioni della direzione. Credo che dal punto di vista giuridico, all’interno di Fild, lui valga quanto me: è un iscritto, ammesso che non si sia iscritti a Fild e non a Ali, come invece penso. Perché poi lui, come molti degli altri fondatori, non sia, come sarebbe logico, nella Direzione è una cosa che io non capisco e che spero altri sappiano spiegarmi.

Il buffo è che, dal punto di vista sostanziale, mi pare che non ci siano grosse differenze fra Boldrin e la Direzione: ambedue vedono un percorso che porti ad un congresso fondativo in tempi rapidi. E il congresso non può non essere accompagnato da uno statuto che regoli la vita della associazione. E allora perché tanto casino?

Comunque una vicenda da seguire con attenizione. Le elezioni hanno chiaramente evidenziato una profonda sfiducia del paese nei confronti della sua classe dirigente. Ed una nuova classe dirigente, in particolare di casacca grillina, si sta affacciando alle soglie del potere. Chi sono? Cosa sanno? Come sono state selezionati? Tante domande a cui i prossimi mesi daranno una risposta.

Non credo che avremo sorprese positive. Con ogni probabilità sono più onesti di chi li ha precedeti, ma oggi l’onestà non basta. Per questo abbiamo bisogno di un partito serio, strutturato, trasparente, democratico e competente.
Quello che solo Fild è stato in campagna elettorale e che deve continuare ad essere.
Una battaglia che vale la pena di seguire e, se possibile, combattere in prima persona.