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Breve, non particolarmente profondo, viziato dell’immancabile personalismo che contraddistingue la politica italiana ed i suoi commentatori, ma utile per l’interpretazione che dà del ruolo dei partiti nel nostro sistema politico e della lettura che ne consegue delle problematiche interne al PD per la preparazione del prossimo congresso.

In soldoni, l’articolo di Giovanni Cominelli “D’Alema, Renzi, Pisapia” parte dalla centralità del Parlamento per approdare alla centralità dei partiti ed alla loro simbiosi con una pubblica amministrazione inefficiente ed autoreferenziale per tratteggiare brevemente il quadro di quella che io definisco una classe dominante, che opera di fatto sfuggendo al controllo democratico ed alla competizione elettorale.

Ecco perché il tentativo renziano di imporre una reale e verificabile apertura democratica per le elezioni di segretario e premier viene osteggiata con tanta veemenza.

Non è stato facile, ma alla fine ce la ho fatta. A recuperare il testo del disegno di legge Finocchiaro sulla regolamentazione dei partiti politici. E la sorpresa è tanta.

Innanzitutto non ci sono riuscito sul sito del Senato, non esiste o comunque io non l’ho trovato. La maggior parte dei siti si limita a dare la notizia, senza rinvi ai documenti, probabilmente troppa fatica. L’aiuto mi è venuto dal Fatto Quotidiano che, oltre ad inserire la cronistoria, pubblica il testo iintegrale, quello che cercavo.

In attesa di avere il tempo di leggerlo e giudicarlo, una piccola annotazione, che però la dice lunga su come funzionano le cose in Italia. Il ddl è stato presentato il 22 marzo scorso, è stato assegnato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 9 maggio, ma è diventato di interesse pubblico solo il 20 maggio. Perché? Come funziona e da chi è gestito il circuito delle informazioni? Il tema potrebbe essere importante e, del resto, si tratta di dare attuazione ad un dettato costituzionale inadempiuto da oramai oramai oltre sessant’anni.

Ed, in linea di principio, non trovo affatto scorretto, anzi, che chi intende gestire una democrazia sia obbligato ad utilizzare strumenti democratici e trasparenti. Ma perché questa non notizia è diventata ieri la notizia del giorno?